Passeggiare tra le Dune di Campomarino migliora l’umore e combatte l’ansia

By | 18 aprile 2018

Meglio se a piedi nudi, passeggiare tra le Dune di Campomarino di Maruggio attenua i sintomi dello stress della vita. Ecco perché

(foto di Tommaso Duggento)

Lido Campomarino di Maruggio è raggiungibile percorrendo la strada litoranea che parte da Talsano Taranto e arriva sino a Porto Cesareo.

Percorrendola, è possibile ammirare diversi parchi di dune ricchi di piante mediterranee.
Passeggiare tra le Dune di Campomarino fa bene al corpo e allo spirito.

Non si tratta di respirare lo iodio (così come ci hanno sempre detto i nostri nonni), ma farci conquistare dal blu che rasserena.
Il mare dà un senso di libertà, ci ricorda il nostro elemento liquido pre-nascita e, con il suono tipico dello sciabordio delle onde, infonde un ritmo lento e dolce al nostro orologio biologico.

Inoltre, passeggiare a piedi nudi sulla sabbia migliora l’umore donando una sensazione di libertà e benessere. Inoltre fa bene alla schiena e alla circolazione del sangue. Camminare a piedi nudi sulla sabbia è la migliore delle palestre, perchè sono coinvolti anche quei muscoli che solitamente non utilizzi.

Camminare sulla sabbia è molto più scomodo e faticoso rispetto ad una camminata nelle tue nuove scarpe da ginnastica. Ma è proprio quella fatica che attraverso la pressione e la circolazione sanguigna, renderà possibili tutti questi benefici.

Anche i profumi della ricca vegetazione infondono uno stato di profondo benessere.

 

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Da queste parti, ci si imbatte facilmente in una pianta diffusissima: lo sparto pungente (“lu pilìddu” in lingua locale).
Costituito da cespugli fatti di alti e stretti fasci, lo sparto pungente ha una funzione di primo piano nella formazione delle dune. Esso porta alla deposizione dei granelli di sabbia sollevati dal vento, che restano intrappolati nei fasci e dunque favorisce l’accumulo di sabbia e anche la crescita della pianta stessa. Inoltre le sue radici hanno l’importante funzione di consolidare la duna stessa.

Fino a mezzo secolo fa i fasci di sparto venivano utilizzati dalla popolazione locale nella costruzione dei tetti dei “pajàri” maruggesi, strutture abitative rurali molto simili ai cottage irlandesi, costituiti da una struttura a secco come quella dei trulli ma con tetti realizzati con fasci di sparto intrecciati.

 

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